Dialoghi intorno all’Economia Circolare. Impresa, Università e Politica a confronto

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“Dialoghi intorno all’Economia Circolare. Impresa, Università e Politica a confronto” è stato il tema, al centro di un dibattito, tenutosi presso Il Brigantino 2 di Barletta, grazie ad un incontro organizzato dal Rotary Club Barletta in concomitanza della SERR – Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti – (dal 16 al 24 novembre 2019).
Dopo i saluti istituzionali del Governatore del Distretto Rotary 2120, dott. Sergio Sernia, del Presidente del Club Rotary Barletta, dott. Vincenzo Fruscio e del Sindaco della città di Barletta, dott. Cosimo Cannito, sono susseguiti gli interventi del prof. Giovanniĺ Lagioia, Direttore del Dipartimento DEMDI (Dipartimento Diritto e Management di Impresa) dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nonché Ordinario di Merceologia, del dott. Sergio Fontana, Presidente Confindustria Bari-Bat e amministratore di Farmalabor S.r.l., dell’Ing. Andrea Pugliese, esperto di economia circolare e del Dott. Antonio Lanotte, membro del Tax Technology Committee in seno alla Confederation Fiscale Européenne con sede a Bruxelles.
All’incontro rotariano, moderato dall’Avv. Elio Enrico Palumbieri, sono inoltre intervenuti alcuni rappresentanti di imprese – di grandi e piccole dimensioni – che hanno testimoniato circa i risvolti positivi dell’applicazione di modelli economici basati sull’economia circolare, raccontando le loro esperienze e i progetti di investimento attuati. Pertanto, protagonisti della serata sono stati anche il dott. Antonio Tresca, Plant General Manager di Trenitalia S.p.A.; il dott. Michele Paparella del Frantoio Paparella S.r.l.; l’Arch. Marco Sfregola, key account manager del gruppo Sfregola Materie Plastiche S.r.l., la Presidente di ScartOff, Michelina Rociola; oltre alla testimonianza di Farmalabor S.r.l. in persona del suo amministratore dott. Sergio Fontana.
L’economia circolare si basa su un cambio di paradigma fondamentale. Sistema economico e sistema ecologico non si trovano, come nell’analisi economica tradizionale, su uno stesso piano, dove si scambiano risorse naturali, fattori di produzione, beni e servizi economici, scarti e rifiuti.
Emerge, infatti, la necessità di analizzare il sistema economico globale come un sistema chiuso, in cui l’economia e l’ambiente non sono caratterizzati da correlazioni lineari, ma da una relazione circolare: il sistema economico si trova all’interno di un più ampio sistema ecologico e, pur usufruendo delle sue risorse naturali e dei suoi servizi ecosistemici, deve rispettarne regole di funzionamento e limiti fisici, biologici e climatici.
A differenza del sistema definito lineare, che parte dalla materia e arriva al rifiuto, l’economia circolare è un’economia in cui i prodotti di oggi sono le risorse di domani, in cui il valore dei materiali viene il più possibile mantenuto o recuperato, in cui c’è una minimizzazione degli scarti e degli impatti sull’ambiente.
La transizione verso un’economia circolare richiede un cambiamento culturale e strutturale: una profonda revisione e innovazione dei modelli di produzione, distribuzione, consumo sono i cardini di questo cambiamento, con l’abbandono dell’economia lineare, il superamento dell’economia del riciclo e l’approdo all’economia circolare, passando per nuovi modelli di business e trasformazione dei rifiuti in risorse ad alto valore aggiunto.
A tal fine è stato più volte sottolineato durante gli autorevoli interventi come sia necessario agire sulle seguenti linee di intervento:
– revisione della normativa al fine di creare un contesto di riferimento che sia di concreto supporto e di stimolo allo sviluppo dell’economia circolare, anche mediante il miglioramento della coerenza, la semplificazione dei processi, l’ottimizzazione della governance ambientale e la rimozione degli ostacoli nell’attuazione della normativa stessa;
– individuazione degli strumenti economici al fine di creare adeguati incentivi all’adozione di modelli di produzione e consumo circolari e sostenibili, promuovendo la transizione verso la riforma fiscale ambientale;
– organizzazione di attività di comunicazione e sensibilizzazione per informare i cittadini sui nuovi modelli di consumo, le amministrazioni centrali e locali sulle opportunità e i benefici legati al tema dell’economia circolare e favorire la collaborazione tra tutti gli attori dell’economia circolare: Pubbliche Amministrazioni, imprese, istituti di ricerca scientifica e tecnologica;
– promozione della ricerca al fine di favorire l’innovazione e il trasferimento di tecnologie e la competitività dei settori industriali e della formazione di manager e tecnici per rispondere alle nuove esigenze dell’economia circolare;
In quest’ottica la misurazione della circolarità rappresenta un requisito essenziale per permettere di perseguire azioni concrete e raggiungere risultati misurabili, per tendere verso una maggiore trasparenza per il mercato e per il consumatore.
La misurazione dell’economia circolare passa attraverso la misurazione degli aspetti fisici ed economici dei sistemi presi in esame.
In una valutazione completa e sistematica, e caso per caso, andrebbero tuttavia inclusi nell’ analisi anche il complesso degli aspetti ambientali e sociali, che caratterizzano un sistema economico/prodotto/servizio circolare rispetto ad un sistema economico/prodotto/servizio lineare. Tuttavia, date le finalità del presente documento e la complessità degli strumenti che devono essere utilizzati in maniera concorrente per valutare il complesso degli aspetti ambientali e sociali (Life Cycle Assessment, disponibilità delle risorse, etc.), ci si riferisce esclusivamente agli aspetti fisici ed economici quali parametri direttamente misurabili.
Tutte le attività economiche devono essere misurate per permettere di valutarne con certezza le prestazioni attraverso bilanci standardizzati e verificabili.
Ne consegue che tutte le azioni di economia circolare devono essere necessariamente misurabili.
È necessario definire precisi riferimenti di misurabilità dell’economia circolare, altrimenti sarebbe alquanto difficile (se non impossibile) ottenere dei riscontri in termini di risultati dalle azioni perseguite o da perseguire e di conseguenza valutare i benefici in termini economici e di salvaguardia delle risorse.
L’economia determina il funzionamento del mercato e quindi è essenziale che l’economia circolare prenda a riferimento le stesse regole. Che sia un paese, una regione, una città, un prodotto o un servizio, una risorsa materica, idrica o energetica, attraverso strumenti ed indicatori di tipo economico è possibile valutare il loro grado di circolarità.
A strumenti ed indicatori di tipo economico vanno affiancati strumenti ed indicatori in grado di misurare la parte fisica dell’economia circolare, cioè i flussi di materia ed energia, relativi ad un sistema economico (o ad un prodotto/servizio) qualunque esso sia.
Misurare la circolarità è essenziale per dare concretezza e riferimenti univoci alle azioni perseguite o da perseguire. Pertanto, risulta fondamentale ottenere un riscontro che dimostri molto chiaramente i risultati ottenuti dalle azioni stesse in termini di sostenibilità economica ed ambientale nella gestione delle risorse.
Lo stesso prof. Giovanni Lagioia ha evidenziato come l’economia circolare sia un’importante sfida in quanto non si tratta solo di riciclaggio di rifiuti ma di un vero e proprio modello culturale, o meglio, un’ evoluzione culturale che perdura da ben 50 anni. “E’ necessario eliminare barriere tecniche, burocratiche e normative – ha aggiunto il docente ordinario di merceologia – che purtroppo rendono onerosa l’economia circolare, oltre all’importanza della misurazione della medesima economia monitorandone la realizzazione per poi porre azioni concrete.
Al dibattito è intervenuto il Sindaco di Barletta, dott. Mino Cannito, illustrando i dati sulla raccolta differenziata a Barletta (pari al 72%) e sottolineando che dalla medesima raccolta il Comune riesce a recuperare un importo pari a un milione e centomila euro. Tuttavia, è stato osservato come a questo dato non sia seguito un concreto risparmio sulla Tari, anzi, si arriva a pagare 193 euro per ogni tonnellata di umido affinché sia distribuito in discariche private. Purtroppo non è ancora presente un piano regionale dei rifiuti che consentirebbe di abbattere questi costi. Del resto, lo stesso umido viene rivenduto in aziende del nord che lo utilizzano per produrre energia termica.
Inoltre, il Sindato ha annunciato che dal 1 febbraio 2020 la città di Barletta adotterà (in via sperimentale) il piano triennale “Ronsas” messo a punto dall’Acquedotto Pugliese, che consentirà di trasformare i gessi di defecazione in fertilizzanti eco sostenibili permettendoci in questo modo di guadagnare in termini economici.