1-copertinaGiovedì 24 novembre, il dott.Chiorazzo, Direttore della UOC di Pediatria presso l’Ospedale ‘Dimiccoli’ di Barletta, ha analizzato i rischi derivanti da quello che è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico, in nome di una spesso ostentata libertà di non vaccinare i propri figli.

I dati sulla copertura vaccinale nel nostro Paese parlano di un crollo progressivo delle vaccinazioni, che ci mette ormai in fondo alla classifica europea. Per l’Istituto Superiore della Sanità saremmo al limite della soglia di sicurezza. A testimoniarlo sono i dati raccolti dall’ISS e dal ministero della Salute, che parlano di una copertura per malattie importanti come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B ormai al di sotto del 95%, e per morbillo, parotite e rosolia inferiori all’86%. Numeri che non raggiungono gli obiettivi minimi stabiliti dal Piano nazionale per le vaccinazioni, né quelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità.
I numeri inoltre descrivono una situazione che continua progressivamente a peggiorare, e che secondo gli esperti dell’ISS rischia di avere gravi conseguenza sulla salute, sia sul piano individuale che su quello collettivo. ‘Scendere sotto le soglie minime – sottolinea l’Istituto superiore di sanità in una nota – significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso, e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino’.
Il rischio quindi è quello di nuove epidemie, e il ritorno di malattie ormai scomparse grazie alla protezione dei vaccini, che rischiano oggi di non essere riconosciute e trattate per tempo. Una ricerca condotta su mille genitori con figli al di sotto dei sei anni di età ha rivelato infatti che il 33% degli intervistati riteneva i vaccini più pericolosi delle malattie che curano, il 36,6% pensava che rischi e utilità cambiassero da malattia a malattia, e solo un 25,4% sarebbero incondizionatamente a favore delle vaccinazioni.
Il problema comunque non è limitato al mondo dell’infanzia. Le vaccinazioni antinfluenzali negli ultimi tre anni sarebbero infatti calate di oltre il 10%, passando dal 60% del 2012/2013, a poco più del 50% nel 2013/2014, per scendere al di sotto del 50% nell’ultima stagione. Anche qui, numeri pericolosi, che ci mettono in fondo alla classifica dei paesi dell’Europa occidentale.
Pubblico molto attento e tematica aperta a molte prospettive future.